Ultima edizione
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Non
è
una questione di palle lunghe o palle corte,
il calcio è una
questione
di palle e
basta. Bob Paisley
(calcio)
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Palloni
piccoli piccoli...
così nacque il calcetto.
Senza
una data esatta, senza una
volontà precisa. Come nascono le cose più belle:
per far
giocare i bambini e divertire quelli che cominciano a non esserlo
più.
Le vecchie mattonelle esagonali rosse, nere e bianche, proprio non ce
la facevano più. Eravamo all’inizio degli anni
’80,
e le radici dei tigli nel lato “6” ne avevano fatte
saltare
già un bel po’. Verso il “39”,
la magnolia,
l’alloro ed il pitosforo, posto proprio ai margini, avevano
abbondantemente massacrato la superficie del terrazzo generando
infiltrazioni non più sopportate dalla sottostante
falegnameria.
Era necessario rifare il terrazzo. L’anziana e malandata
dimora
per panchine, tavolini e vasi (ricordate la margherita?) divenne libero
e nuovo terreno per ospitare il “calcetto”.
Gli enormi vasi che ospitavano le camelie furono spostati
sulla
“ghiaia” antistante il “4”,
ovvero in quella
parte di giardino che fino ad allora era stato il nostro campo da
calcio (il giro della palma...), rendendoci impossibile il gioco. Fu
semplice e spontaneo: ci trasferimmo sul terrazzo.
Quella zona non era mai stata molto apprezzata come terreno per la
palla. Oltre alla presenza di numerosi ingombri, facilmente il pallone
rimbalzava in via Tripoli o nella vicina ferrovia ed era impossibile
recuperarlo. Costretti dal trasloco iniziammo a giocare con un pallone
mezzo sgonfio (con l’emblema di Monaco ’74) che
rimbalzava
meno e finiva meno frequentemente disotto. Quando sparì
anche
quello acquistammo i primi MINITELE
-
quei palloni piccoli piccoli
normalmente gioco per i bimbi che quando li vai a comperare a decine,
come succede a noi, ti guardano con sospetto (forse per questo Stefano
li compera sempre dallo stesso Tabacchino) – presi a calci
ancora
oggi ad ogni Chicco Cup. Nello stesso periodo le
“zie”
comprarono uno stock di poltroncine in metallo laccato bianco delle
dimensioni perfette per essere poste alle estremità del
campo a
servire da porte. Così sparirono anche i portieri e fu
più facile mettere insieme le squadre. Iniziammo giocare e
lo
chiamammo “calcetto”.
Ci riunivamo ogni lunedì alle 14,30. Il numero dei giocatori
variava sempre: due contro due, tre contro tre, tre contro due (i due
erano più forti o più grandi), tre contro
quattro,
quattro contro quattro.... Se mancava qualcuno si rimediava sempre,
saltavano fuori compagni di scuola, amici lontanissimi, gente che
passava...
Nel 1991 su geniale intuizione di Stefano disputammo il primo torneo di
calcetto: la Chicco Cup. Decidemmo di dedicare la disputa alla memoria
della zia Chicco, ovvero zia Clelia Cereti. La zia aveva infatti lo
stesso grado di parentela con i cugini lato nonno/zio Nino e i cugini
lato zio/nonno Carlo principali attori del torneo. Una scelta
diplomatica, rendeva tutti contenti. In particolare me (Pietro), visto
che la zia era anche la mia madrina di battesimo.
Siamo cresciuti molto: noi, il numero delle squadre e dei giocatori,
l’agonismo e l’entusiasmo. Fortunatamente sono
diminuiti un
po’ i litigi.
Evviva la Chicco Cup!

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